RISPARMI E FISCO, I VANTAGGI CI SONO. ECCO COME PUO’ AIUTARTI UN CONSULENTE FINANZIARIO

Diciamolo pure fuori dai denti: quanto a tasse, la scure del legislatore si abbatte ormai da tempo con svizzera puntualità sui risparmi degli italiani. Solo negli ultimi anni e solo per citare alcuni degli inasprimenti tributari, il bollo sul deposito titoli è arrivato a costare il 2 per mille, la tassazione delle rendite finanziarie è aumentata (dal 12,5% al 26%) assieme a quella sui fondi pensione (dall’11% al 20%), le detrazioni su strumenti assicurativi è diminuita e sono state inserite nuove imposte ad ulteriore fardello di chi investe (un esempio su tutti, la Tobin Tax).

In tutto ciò, chi investe è mestamente destinato al massacro fiscale?

Fortunatamente no (o almeno, non ancora): sono percorribili diverse soluzioni efficienti, capaci di generare un rendimento fiscale che si aggiunge al rendimento atteso finanziario. Vediamo quali sono.

Sintetizzando, potremmo dire che le aree di potenziale intervento per ottimizzare il processo di pianificazione finanziaria sono tre: previdenza, protezione e investimento. Di seguito, un rapido riassunto delle principali possibilità consentite oggi per rendere efficiente la pianificazione anche sotto il profilo tributario.

Previdenza – La convenienza fiscale delle forme di previdenza complementare parte dalla nota deducibilità fino ad un massimo di 5.164,57 euro su base annua, importo che in taluni casi è addirittura più alto (in particolare, per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 2007 e che, nei primi anni di adesione ad un fondo pensione, non hanno sfruttato tale beneficio). A questo vantaggio si aggiungono tassazioni di anticipazioni e prestazioni finali più favorevoli rispetto a quanto avveniva nelle forme di previdenza complementare ante 2007, e di quanto tuttora è contemplato per quei lavoratori dipendenti che optano per mantenere il TFR in azienda. Nei fondi pensione, infatti, l’aliquota applicata è al massimo pari al 23%, ma può scendere fino al 9% nel caso di prestazioni finali erogate agli aderenti di lungo corso (almeno 35 anni di permanenza). Alle forme di previdenza complementare, inoltre, non si applica il bollo previsto per gli altri investimenti finanziari.

Protezione – La sottoscrizione di strumenti assicurativi ad esclusiva finalità di copertura dei rischi contempla la detraibilità del premio fino ad un massimo di 530 euro (per le polizze vita caso morte) o di 1.291,14 euro (per le polizze di invalidità). Alle polizze che invece svolgono un ruolo più marcatamente finanziario non è riconosciuta alcuna detraibilità (a meno che non siano state sottoscritte prima del 2001), tuttavia permangono altri elementi fiscali di vantaggio. In primis, la tassazione del rendimento viene applicata in via posticipata, al disinvestimento della polizza: ogni anno, al 31 dicembre, viene valutata la composizione del portafoglio al fine di determinare l’aliquota sintetica da applicare in sede finale (pari ad un valore compreso tra il 12,5% se la plusvalenza deriva da titoli governativi white list, ed il 26% se la plusvalenza è generata da titoli di altra natura). Inoltre, le polizze vita sono attualmente fuori dall’asse ereditario, pertanto sul loro controvalore non è dovuta l’imposta di successione.

Investimento – Per quanto riguarda gli strumenti finanziari in senso stretto, l’ottimizzazione fiscale non può prescindere dalla consapevolezza della distinzione praticata dal legislatore tra redditi di capitale e redditi diversi. Tra le due famiglie di reddito, infatti, non è di norma consentita la compensazione; pertanto, una minusvalenza (reddito diverso negativo) può essere compensata solo da un capital gain (reddito diverso positivo), e non da un reddito di capitale. Cedole, dividendi, disaggi di emissione, proventi da fondi comuni non consentono compensazione. Dunque, se apparentemente sembra di essere “chiusi” dal legislatore, è altresì vero che rimangono aperte alcune strategie: ad esempio utilizzando certificates o altri derivati cartolarizzati (come etc/etn) i quali, in quota parte, garantiscono la possibilità di compensazione perché ogni provento da essi generati è classificato come reddito diverso. Va inoltre ricordata la possibilità introdotta con la legge di Bilancio 2017 di investire in Piani Individuali di Risparmio (PIR), i quali sono esentati dalla tassazione dei redditi finanziari se vengono rispettati determinati requisiti previsti dalla legge (tra cui la detenzione per almeno 5 anni).

È necessario però precisare un aspetto fondamentale: l’eventuale inserimento dei strumenti citati in portafoglio va effettuato se rispondono alle esigenze di pianificazione che il cliente manifesta in sede di “anamnesi”. Un fondo pensione si fa perché se ne ha bisogno, così come una polizza vita e via discorrendo. Se poi c’è la possibilità di sfruttare anche qualche vantaggio di natura fiscale, tanto meglio: il “Rendimento 2” generato dalle competenze del consulente a favore del proprio cliente è così destinato ad aumentare.



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