OBBLIGAZIONI SENIOR, SUBORDINATE E DINTORNI: ECCO COSA E’ CAMBIATO NEL 2018

Da sempre gli italiani sono bond lovers. Scadenza e cedola (meglio se fissa) rimangono tratti somatici molto graditi agli investitori, che per anni si sono riforniti di titoli di stato e di obbligazioni della banca sotto casa, senza preoccuparsi di null’altro se non, appunto, di incassare gli interessi e di rinnovare l’investimento a scadenza.

I tempi sono profondamente cambiati. Oggi scegliere singoli titoli obbligazionari è più difficile non solo per il prolungato scenario di tassi bassi dal quale con fatica si tenta di uscire, ma anche per il contesto normativo, in continua evoluzione. In altri termini: le obbligazioni non sono tutte uguali, e dal 2018 ci sono novità. Ecco quali.

Tutto parte dalla cosiddetta BRRD (la direttiva europea sulla risoluzione delle crisi bancarie), il cui scopo era quello di consentire il buon funzionamento del “bail-in”. In sostanza, si trattava di individuare chiaramente la gerarchia delle passività bancarie da coinvolgere in caso di crisi, per evitare il coinvolgimento di risorse pubbliche a salvataggio delle banche in difficoltà.

L’obiettivo della direttiva, e dei requisiti da essa richiesti al sistema bancaria, consisteva dunque nell’aumentare i “cuscinetti” (buffer) in grado di assorbire le eventuali perdite. Il quadro applicativo, tuttavia, non era omogeneo nei diversi stati membri e pertanto le autorità comunitarie sono intervenute introducendo un nuovo strumento di passività per le banche, in grado di ottemperare al requisito sopra illustrato.

Questo strumento, entrato in vigore a gennaio 2018, è rappresentato dai bond senior “non preferred”.

Di fatto, si tratta di obbligazioni a mezza via tra i tradizionali bond senior e i titoli subordinati, con un profilo di rischio/rendimento intermedio. Detto diversamente: in caso di crisi patrimoniale, i possessori di questi titoli vengono coinvolti prima degli obbligazionisti privilegiati e dopo gli acquirenti di junior bond.

I bond senior “non preferred” sono strumenti riservati ad investitori istituzionali, con durata minima superiore all’anno. Rappresenteranno una delle possibili soluzioni utilizzabili dalle banche per rispettare i crescenti requisiti di solidità patrimoniale e di assorbimento delle perdite richieste dal legislatore.

Alla luce di questo nuovo strumento di raccolta bancaria introdotto nel 2018, troviamo utile ricapitolare l’attuale schema di passività del bilancio bancario. Dalle obbligazioni “covered”, garantite da attivi patrimoniali a tutela dei sottoscrittori, fino alle obbligazioni subordinate Tier 1, che rappresentano l’anticamera dell’investimento puramente azionario.

Uno schema sintetico per ricordare il solito, fondamentale concetto: a parità di altre condizioni, l’aumento del rendimento atteso configura maggiori rischi in capo all’investitore. No free lunch, come sempre.



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