L’UVA E’ ACERBA, DISSE LA VOLPE. E TU, SEI COME LA VOLPE?

Le favole e la realtà, a volte, hanno molti tratti in comune. La volpe affamata, nel racconto di Esopo, non riesce ad afferrare l’uva che pende da una vite troppo alta. Mentre si allontana, sostiene di non averla colta perché acerba.

Spesso, nella vita reale, gli individui si comportano come la volpe. Attribuiscono l’insuccesso di una loro azione ad una causa esterna ovvero, in altri casi, agiscono in maniera incoerente (financo opposta) rispetto a quanto sostengono.

Come noto, le trappole mentali ed emotive che inconsapevolmente patiamo nel processo decisionale sono moltissime. La finanza comportamentale ne ha battezzate una cinquantina. Tra queste, la volpe dimostra di soffrirne in particolare una: la dissonanza cognitiva. Vediamo meglio di cosa si tratta.

La teoria della dissonanza cognitiva prende corpo grazie agli studi dello psicologo Leon Festinger, negli Anni Cinquanta. Questa distorsione consiste nella presenza di pensieri antitetici, “dissonanti”, che sono in contrasto tra di loro e che in alcune circostanze possono produrre disagio alla persona. In questi casi, il nostro cervello cerca di risolvere la dissonanza adottando precise strategie. Facciamo un esempio.

Se soffro di diabete, mangiare dolci fa male. Eppure, continuo a mangiarli. Questa situazione palesa un’evidente contraddizione, che gli individui spesso risolvono con giustificazioni e spiegazioni plausibili, in grado di ridurre il contrasto e la tensione. “Mio nonno era diabetico pure lui, eppure ha vissuto fino a 90 anni” potrebbe essere una delle possibili strategie che mettiamo in atto per risolvere la dissonanza. O ancora, potremmo attenuare il disagio sostenendo che sia “meglio una vita breve ma felice, piuttosto che una vita lunga fatta di sacrifici e rinunce”.

Tuttavia, se continuo a mangiare dolci, i fattori di rischio per la mia salute aumentano. Esiste un modo migliore per venirne a capo?

Affinché ci siano maggiori possibilità di cambiare comportamento e mangiare meno zuccheri, l’evidenza empirica suggerisce di:

  • Far percepire il nuovo comportamento come una libera scelta, e rendere il soggetto consapevole delle conseguenze dannose del precedente atteggiamento. Nel nostro esempio, la spiegazione degli effetti di una cattiva alimentazione potrebbe essere utile alla causa;
  • Fare in modo che il cambiamento costi emotivamente poco. Proibizioni, rinunce, cambi drastici sono dannosi. Attivare un processo di cambiamento graduale è molto più profittevole;
  • Ammonire, non minacciare. È scientificamente provato che i soggetti messi in guardia di un determinato pericolo prendono maggiormente le distanze da certi comportamenti rispetto a chi viene atterrito, minacciato nel dover necessariamente cambiare. Le buone maniere pagano, le imposizioni meno.

Nel mondo finanziario, viviamo costantemente in mezzo a risparmiatori che soffrono di dissonanza cognitiva.

Mantengono enorme liquidità su conti e depositi anche se non ne avrebbero bisogno, rinunciando al rendimento che i mercati possono offrire; riducono la dissonanza cognitiva convincendosi che sia la soluzione migliore per non perdere soldi e per averli pronti all’ uso, qualora servissero.

Dicono di non voler sopportare rischio e concentrano enormi patrimoni in pochi strumenti finanziari che considerano sicuri; sostengono che hanno sempre fatto in questo modo e con profitto, quindi perché cambiare idea.

Insomma, sappiamo essere dei perfetti mentitori (talvolta consapevoli, talvolta meno) nei confronti di noi stessi.

Superare questo scoglio non è semplice né veloce. Tuttavia, possiamo prendere spunto dalle evidenze sperimentali e dai suggerimenti sopra riportati:

  • Le scelte sull’ allocazione del patrimonio sono necessariamente una libera scelta dell’investitore. Per rendere più consapevole ed efficiente questo processo, l’educazione finanziaria è imprescindibile. Gli effetti benefici richiedono tempo ma sono evidenti, quindi occorre perseverare in tal senso;
  • Non stravolgere le abitudini di investimento, richiedono un costo emotivo altissimo. Gli italiani sono abituati a cedola, scadenza, tasso, eccetera. Devono cambiare abitudini? Sì. Tutto in una volta? Meglio di no…
  • Un atteggiamento “aggressivo” è controproducente. Ammonire sulle conseguenze potenzialmente dannose di alcune scelte è obbligatorio, ma spingere eccessivamente l’investitore verso certe decisioni è deleterio per una questione reputazionale, oltre che comportamentale: un consulente finanziario suggerisce, non forza alcuna raccomandazione.

In altre parole: fatti furbo, non fare come la volpe!



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