TFR AI FONDI PENSIONE, COME FUNZIONA?

A distanza di oltre 10 anni dalla riforma della previdenza complementare, c’è ancora molta confusione in merito alle alternative percorribili da ciascun lavoratore. Vediamo di fare chiarezza.

Una persona appena assunta ha 6 mesi di tempo per decidere la destinazione del TFR maturando (quindi futuro). In questo lasso temporale, il lavoratore dipendente può effettuare una scelta in modo esplicito piuttosto che tacito.

La scelta esplicita consiste nel decidere se mantenere il TFR in azienda ovvero se destinarlo ad una delle forme di previdenza complementare. Mentre nel primo caso è consentito cambiare idea (il lavoratore può optare in qualsiasi momento per i fondi pensione), nel secondo caso il legislatore prevede maggiore rigidità: chi sceglie la previdenza complementare non può tornare indietro.

Se si decide di mantenere il TFR in azienda, questo segue le regole stabilite dal Codice Civile (art. 2120). In sintesi, ecco le principali caratteristiche previste per chi compie questa scelta:

  • L’accantonamento annuale (pari al 6,91% del Reddito Annuo Lordo) è rivalutato al tasso fisso dell’1,5%, maggiorato del 75% della rivalutazione ISTAT (inflazione)
  • Salvo diversi accordi, è possibile richiedere un’anticipazione solo una volta per ciascun rapporto di lavoro. L’anticipazione può essere richiesta, dopo 8 anni, fino al 70% della posizione maturata, per motivi di salute ovvero per l’acquisto della prima casa, per sé o per i figli
  • La tassazione prevista è pari al 17% per i rendimenti sopra descritti, mentre sul capitale erogato si applica la tassazione separata, all’aliquota media IRPEF degli ultimi 5 anni

Se si sceglie invece di destinare il TFR ad una delle forme di previdenza complementare (fondi pensione di categoria, fondi pensione aperti o piani individuali pensionistici) le regole sono dettate dalla riforma in vigore dal 2007 (d.lgs. 252/05). La disciplina è molto articolata, tuttavia concentriamoci sugli aspetti più importanti, agevolando un confronto con quanto stabilito dal Codice Civile:

  • La rivalutazione degli accantonamenti dipende dal profilo finanziario prescelto dal lavoratore: si passa da alternative più prudenti (comparto garantito) ad altre più volatili (comparto azionario)
  • Le anticipazioni possono essere richieste per motivi di salute (in qualsiasi momento, fino al 75% del montante), per acquisto della prima casa (dopo 8 anni, fino al 75%), per altri motivi generici (dopo 8 anni, fino al 30%)
  • La tassazione prevista è pari al 20% per i rendimenti finanziari, mentre a scadenza può essere richiesta una prestazione in forma di capitale (massimo il 50% del totale) o in forma di rendita (anche 100% del totale): in entrambi i casi si applica una tassazione massima del 15% che può scendere fino al 9% per gli iscritti ai fondi pensione di lungo corso (35 anni di permanenza).

Qualora, nei 6 mesi di tempo, il lavoratore non si pronunciasse, scatterebbe il meccanismo del cosiddetto “silenzio-assenso”: il TFR maturando sarebbe automaticamente destinato alla forma di previdenza complementare (in genere un fondo pensione di categoria), investito nel comparto più conservativo e prudente.

L’assenza di una decisione da parte del lavoratore ha pertanto una conseguenza importante, che prevede l’adesione tacita alla previdenza complementare.

Ti serve uno schema riassuntivo per avere le idee più chiare? Eccolo!



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