I PIR STANNO FINANZIANDO LE PICCOLE-MEDIE IMPRESE? SI, ECCOME!

I Piani Individuali di Risparmio sono stati introdotti in Italia l’anno scorso. Chiarissimo l’obiettivo del legislatore: mettere a disposizione una nuova alternativa di investimento che catalizzasse parte dell’enorme liquidità dei risparmiatori (oltre 1.000 miliardi di euro), per destinarla al finanziamento delle piccole e medio imprese, finora dipendenti quasi totalmente dal sistema bancario.

Seppure i tempi siano prematuri per un bilancio, i PIR hanno mantenuto le attese? A leggere i dati ufficiali di Assogestioni, la risposta è affermativa e più che confortante.

Ricordiamo che, tra i vincoli stabiliti dalla legge per considerare uno strumento “PIR conforme”, è necessario che il gestore investa il 21% del totale in strumenti finanziari emessi da società non quotate nel FTSE MIB, il principale indice del mercato italiano. In altri termini, quel 21% deve rappresentare la percentuale minima di finanziamento diretto alle aziende di piccola e media capitalizzazione.

Se osserviamo i dati pubblicati in tabella (fonte Assogestioni, dati al 31.12.2017), possiamo facilmente verificare che in tutte le diverse categorie di OICR PIR le azioni e le obbligazioni emesse da società non appartenenti all’indice principale sono ben superiori alla soglia del 21%: arriviamo infatti al 43%, più del doppio di quanto raccomandato dal legislatore.

È interessante notale come la questione non riguardi solo l’investimento azionario: anche il mercato del reddito fisso si sta facendo spazio, con flussi previsti in crescita secondo il Direttore Generale di Assogestioni, Fabio Galli.

L’introduzione dei PIR in Italia è stata accompagnata da diverse polemiche e da numerosi detrattori, anche tra gli addetti ai lavori, i quali hanno rivolto scarso interesse a questa nuova alternativa di investimento, adducendo inefficienze in termini di costi e di scarsa diversificazione. Come sempre, le scelte di allocazione dei risparmi vanno ponderate e personalizzate sulla scorta delle esigenze di chi investe: è senz’altro necessario operare una scelta attenta, ma è ciò che dovrebbe già avvenire per qualsiasi strumento finanziario.

Certamente, almeno per il momento, non può essere imputato ai gestori dei PIR di aver trasceso dalla missione iniziale che il legislatore ha affidato loro: il supporto diretto all’economia reale – come confermano i dati – è stato finora superiore ad ogni più rosea aspettativa iniziale.



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