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Kaidan

 

Turbolenze e preoccupazioni di mercato, qualche riflessione

 

L’idea è di mettere insieme qualche riflessione che sperabilmente possa aiutare chi, per agitarsi, ci mette davvero poco.

Se poi i tuoi clienti sono già sereni e tranquilli e nulla ormai li scalfisce, dopo aver superato ogni tipo di crisi negli ultimi 15 anni, meglio così. Vuol dire che li hai convinti del giusto approccio e dei giusti comportamenti.

Ma se ce ne fosse anche uno soltanto a incalzarti continuamente perché il suo fondo azionario perde qualche punto, allora lasciaci condividere pochi dati e pensieri che forse possono mitigare la sua agitazione. Altrimenti cosa ci stiamo a fare noi qui?

Ecco qualche spunto su cui riflettere.

IL CALO AL MOMENTO È CIRCOSCRITTO, NATURALE E INNOCUO

La prima cosa da dire è che il calo che stanno vivendo i mercati finanziari è circoscritto agli indici americani: dai massimi toccati intorno alla metà di febbraio, l’S&P500 ha perso circa il 10% mentre il Nasdaq quasi il 14% (dati al 14.03.2025).

È andata decisamente meno peggio in Europa, dove l’Euro Stoxx 50 è sotto di circa il 3% ma i listini di Germania e Italia sono sostanzialmente piatti; ed è andata esattamente al contrario negli emergenti, in particolare in Cina dove nell’ultimo mese l’Hang Seng è positivo di oltre il 5%.

Ancora, oltre che circoscritta, la correzione in corso è del tutto naturale.

Negli ultimi 15 anni, sull’S&P500, ci sono state una trentina di drawdown superiori al 5%. E sempre per certificare la naturalezza del movimento in corso, il Nasdaq ha appena interrotto il secondo e più longevo trend rialzista della sua storia, rimanendo per ben 497 giorni sopra alla media mobile più lenta (200 gg.), indicatore che appunto certifica il bull market.

Alla luce di questi dati, non possiamo forse ritenere normale, prevedibile e persino salutare questa frenata?

Ma soprattutto, oltre che circoscritta e naturale, la discesa in corso si sta rivelando al momento del tutto innocua, se si è investito seguendo la prima e irrinunciabile regola dell’asset allocation: la diversificazione.

Pensa che, da inizio anno, un portafoglio totalmente azionario ma correttamente spalmato tra i più importanti indici internazionali è sotto di meno del 2%.

TANTI PESSIMISTI: OTTIMA NOTIZIA!

Quando i mercati si mettono in uno stato di agitazione esistono alcuni indicatori che ci aiutano a capire quanto profonda sia l’incertezza e la preoccupazione di chi investe.

Il primo di questi è, ovviamente, l’indice di volatilità (VIX), che da un livello medio di 16 ha toccato nelle ultime settimane l’apice di 28, il secondo valore più alto da oltre due anni a questa parte, secondo soltanto al picco dell’agosto 2024 quando ci furono le turbolenze su borse e valuta giapponese.

Ci sono poi altri indicatori che misurano il sentiment degli investitori: tra questi, sono riportati di seguito il celebre Fear & Greed Index, l’indice calcolato da CNN che riassume in un numero lo stato di paura o di euforia, e il AAII Sentiment Survey, che invece si concentra sulla ripartizione tra ottimisti e pessimisti. Eccoli, aggiornati rispettivamente al 14 marzo e al 12 marzo 2025 (fonte https://edition.cnn.com/markets/fear-and-greed e https://www.aaii.com/sentimentsurvey).

Come si vede, il primo indicatore ci comunica il livello di paura estrema presente al momento sul mercato, mentre il secondo evidenzia la netta prevalenza dei ribassisti (quasi il 60%) rispetto ai rialzisti (19%).

Perché è importante monitorare questi numeri?

È presto detto: l’analisi storica dice che maggiore è il numero dei pessimisti, maggiori sono le performance che statisticamente il mercato riesce a raggiungere in futuro.

A livello probabilistico, le evidenze dicono che dal 1990 ad oggi è successo già una trentina di volte che gli investitori bearish superassero quelli bullish più o meno con queste proporzioni. Ebbene, a un solo anno di distanza da questa rilevazione la performance dell’S&P500 è stata mediamente superiore, riconoscendo agli investitori un rendimento medio di quasi l’11%.

Magari questa volta sarà un’eccezione, ma la sintesi rimane che più pessimisti ci sono, meglio è.

NESSUN CIGNO NERO

È vero che, sparse per il Mondo, ci sono situazioni difficili e criticità – soprattutto a livello geopolitico – tutt’altro che semplici da superare.

Ed è anche vero che la miccia dei ribassi sui mercati finanziari americani è stata accesa da decisioni e dichiarazioni di intenti della nuova presidenza che non sembrano essere di grande aiuto dal punto di vista economico, in primis agli stessi Stati Uniti.

Allo stesso modo, è altrettanto vero che, nonostante le inevitabili frizioni presenti, l’economia globale continua a viaggiare con il vento in poppa.

Solo qualche dato, per capire l’entità del trend in atto.

Il ritmo di crescita della ricchezza mondiale si attesta intorno al 3% circa, secondo le proiezioni dell’OCSE.

L’inflazione sembra muoversi su livelli prossimi a quelli indicati dai target delle principali banche centrali: né troppo alta, né troppo bassa. In ogni caso, visti i livelli attuali dei tassi di interesse, le stesse banche centrali avrebbero modo di intervenire, laddove necessario.

Negli Stati Uniti, dove si concentrano molti dei timori più recenti, la disoccupazione rimane a livelli estremamente bassi e le famiglie americane hanno raggiunto un livello medio di ricchezza mai sfiorato prima. Certo, il rischio di rallentamento e, perché no, di recessione è sempre un’opzione, specie se la guerra commerciale iniziata da Trump dovesse protrarsi a lungo. Ma il tessuto economico rimane solido e in grado di assorbire eventuali fasi di difficoltà.

Ma soprattutto: stiamo vivendo in un Mondo dove lo sviluppo tecnologico appare inarrestabile: una nuova rivoluzione industriale che, secondo le stime di Goldman Sachs, porterà investimenti nell’intelligenza artificiale per 200 miliardi di dollari nel 2025. Questo mercato è destinato a crescere, sempre secondo le stime più diffuse, del 40/50% all’anno fino a raggiungere un valore vicino ai 1.000 miliardi di dollari nel 2027.

Insomma, come sempre i problemi non mancano e quello che oggi appare positivo domani potrebbe non esserlo. Ma al momento non c’è traccia di Cigni Neri dietro l’angolo.

CON IL TEMPO E L’APPROCCIO GIUSTO, NESSUNA TURBOLENZA DEVE SPAVENTARE

Finora abbiamo rivolto l’attenzione a quello che sta accadendo oggi, sul piano finanziario ed economico.

Sappiamo però che gli accadimenti di oggi sono destinati a perdere di importanza, se visti in un diverso arco temporale. Quello che nel breve condiziona molto le quotazioni dei mercati e i comportamenti degli investitori si perde inesorabilmente e fortunatamente per strada al passare del tempo. Di dazi e guerre, per quanto cruenti questi eventi siano, i mercati si saranno presto dimenticati.

Ecco perché devi riportare il focus dei tuoi clienti sempre nella giusta cornice, prospettiva, modalità. Così facendo non c’è turbolenza da temere né futuro su cui dubitare: i risultati sono sempre assicurati, anche nelle situazioni più estreme.

Vuoi un esempio da condividere anche con i clienti più scettici? Eccolo.

Da sempre decantiamo le lodi del piano di accumulo come strategia vincente, sia dal punto di vista finanziario che comportamentale.

Ebbene, mettiamolo alla prova di due periodi opposti (elaborazioni Ecomatica, simulazione PAC su MSCI World, ipotesi di accantonamento 500 euro mensili per 20 anni).

Nel ventennio che va dal 1990 al 2010, lo scenario è stato il peggiore possibile per un pac: un primo decennio fantastico, con mercati in grande rialzo, ma una seconda parte del piano costellata di crisi pesantissime: prima la bolla di internet e, proprio in prossimità della conclusione del piano, la Grande Crisi del 2008.

In sostanza, pensando a questo orizzonte temporale si ha la netta sensazione che tutto si sia rovinato negli ultimi anni. In realtà, questo è vero solo in parte, come si vede.

Spostiamo ora lo sguardo sul ventennio 2000-2020: qui la situazione si ribalta.

Lo scenario è il migliore ipotizzabile, in quanto a un primo decennio di grandi difficoltà fa seguito una seconda parte del piano caratterizzata da uno straordinario bull market in grado di valorizzare il carburante inserito inizialmente nel serbatoio.

Cosa ci dicono questi dati?

Almeno tre cose.

La prima: la strategia giusta (e il PAC lo è) si difende anche nelle situazioni peggiori immaginabili.

La seconda: potendo scegliere, sarebbe meglio accumulare durante le turbolenze. Sarebbe meglio che le cose andassero male prima, per andare bene dopo. Siccome non è possibile scegliere, perché il mercato fa sempre quello che gli pare, occorre comportarsi di conseguenza e ricordarsi che eventuali fasi di volatilità anche prolungata (e questa, al momento, non lo è) sono il miglior acceleratore di rendimento. Il miglior fertilizzante di ricchezza. Quando arrivano vanno sfruttate.

La terza, la più importante: questi risultati sono alla portata di ciascun investitore solo grazie a te.

È solo grazie ad un bravo Consulente Finanziario che ogni cliente può vedere queste cose, farle proprie e generare valore soprattutto grazie alle fasi di difficoltà.

Se hai clienti più attempati e più vicini all’utilizzo del loro patrimonio, la tua prudenza sarà determinante per proteggere e ottimizzare quel risparmio, e magari evitare che, quando si è prossimi alla realizzazione dei propri obiettivi, una crisi qualsiasi possa rovinare quanto di buono è stato fatto in precedenza (come nel ventennio 1990-2010).

Se hai clienti che invece dovranno utilizzare quanto mettono da parte tra molto tempo, sarà la tua ragionevole e lucida spregiudicatezza a fare la differenza.

Moltiplicando la loro ricchezza, nonostante i problemi che inevitabilmente si presenteranno sulla loro strada.

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