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Cliente Consapevole – edizione aprile 2025

Il vero motivo per cui non puoi fare a meno di diversificare

Che tu sia un veterano della finanza o un esordiente alle prime armi, chissà quante volte avrai sentito parlare di uno dei principi cardine nel mondo degli investimenti: la diversificazione.

L’idea di non mettere tutte le famose uova nello stesso paniere, in modo da evitare che una caduta provochi la frittata, è di per sé molto intuitiva, quasi banale.

Eppure, nella realtà, le cose stanno diversamente.

Ciò che sembra logico e scontato in teoria diventa terribilmente più complicato in pratica.

L’essere umano, infatti, non è programmato per investire. Sembra esserlo, al contrario, per cadere nelle mille trappole che il cervello invita a compiere.

Sul tema, come forse saprai, c’è un filone di studi molto robusto che da decenni studia il comportamento umano e le sue bizzarrie: questa disciplina si chiama finanza comportamentale.

Per non annoiarti troppo, evito di metterti in fila gli innumerevoli errori che la scienza ha individuato e che dimostriamo di commettere quando investiamo. Tuttavia, voglio condividere con te almeno tre di queste distorsioni – in gergo, battezzate “bias” – che spingono molti risparmiatori a non seguire la regola aurea della diversificazione.

La prima: pensiamo di saperci fare.

Tecnicamente si parla, in tal senso, di overconfidence. Non appena infiliamo un paio di operazioni vincenti, concluse con qualche sorprendente e immediato guadagno, ci convinciamo che non è così difficile fare profitti in borsa. Perché diversificare e pertanto ridurre i margini di rendimento, quando è possibile individuare e salire su un unico cavallo vincente?

La seconda: investire in titoli di cui abbiamo sentito parlare ci rassicura.

Le aziende che esistono e vanno bene da una vita alimentano la convinzione che continueranno ad esistere e ad andare bene anche in futuro. Se queste società sono di grandi dimensioni e proliferano in luoghi a noi vicini, se appaiono nella nostra quotidianità, il senso di rassicurazione aumenta.

Come può andar male un investimento che punta su un’azienda i cui prodotti vengono utilizzati ogni giorno? La macchina, il telefono, il cibo, il conto corrente sono tutti beni e servizi utilizzati quotidianamente da milioni di persone. Come può andare gambe all’aria chi li vende? Perché dunque diversificare?

La terza e ultima distorsione che voglio menzionarti è quella del senno di poi.

Dopo, è sempre tutto facile. Compreso capire dove c’è stato valore negli investimenti.

Il problema è che questa attitudine di osservare e giudicare dopo, col senno di poi appunto, influenza pesantemente le nostre scelte. Portandoci a prendere decisioni che si basano sul passato nonostante guardino al futuro.

Sembra logico adottare un certo comportamento dopo che si è rivelato profittevole, o evitarlo dopo che si è rivelato dannoso. Ma il passato è passato mentre il futuro è incerto: non c’è possibilità di evitare certamente dei rischi o di sfruttare certamente delle opportunità guardando a ciò che è stato.

In altri termini, il senno di poi genera un’illusione di prevedibilità potenzialmente molto pericolosa. Ma spesso non ce ne rendiamo conto.

Voglio farti un esempio, che per alcuni potrebbe essere doloroso.

Senza andar lontano, la storia recente ci ricorda che anche in Italia ci sono stati diversi casi di “risparmio tradito”.

Le persone che abbiamo visto protestare davanti ai tribunali per aver perso tutti i loro soldi, come avevano investito?

La risposta la conosciamo: avevano messo molto (talvolta tutto) il proprio denaro su un unico strumento.

Parmalat, Cirio, Argentina, Grecia, banche italiane fallite. Solo per citarne alcuni.

Tutti casi diversi, ma accomunati dallo stesso, rovinoso e finanziariamente sanguinoso epilogo.

Sembra incredibile ma situazioni di questo tipo, investimenti azzerati e mai più recuperati, periodicamente si ripetono nonostante l’esperienza ci insegni quanto sia pericoloso concentrare troppo i propri risparmi.

È molto probabile che simili eventi torneranno a presentarsi in futuro, purtroppo.

Sia perché le persone hanno la memoria corta, sia perché in agguato ci sono i tranelli del nostro cervello, sempre pronti a farci sbagliare.

Spero di essere riuscito a spiegarti, finora, perché un principio di investimento così semplice, apparentemente banale ma dannatamente importante viene troppo spesso disatteso nella realtà.

E spero che ti sia altrettanto chiaro qual è il vero vantaggio della diversificazione.

Ti concede il lusso di sbagliare.

Se diversifichi, non devi avere sempre ragione. Se non lo fai, l’errore potrebbe rivelarsi fatale e irrimediabile per le tue finanze.

Ma se nemmeno in questo modo sono stato in grado di convincerti, voglio provare a portarti un nuovo elemento di riflessione; il vero motivo – scientifico, rigoroso, concreto – per cui dovresti investire diversificando, sempre.

Hendrik Bessembinder è un economista americano che da molti anni studia i mercati finanziari e le loro performance.

In uno dei suoi lavori più recenti, cerca di rispondere dati alla mano a una domanda estremamente importante: in che modo gli investimenti azionari battono gli investimenti obbligazionari nel corso del tempo?

Perché sul fatto che il primo mercato, nel suo complesso, abbia la capacità di generare mediamente un ritorno maggiore rispetto al secondo non ci sono dubbi, lo sappiamo già.

Quello che invece molte persone non sanno è che non si ottiene lo stesso risultato se, anziché l’intero mercato azionario, si prendono i singoli titoli in esso quotati.

Provo a riassumere e a semplificare il più possibile lo studio in questione.

Prendendo in analisi gli ultimi 30 anni di storia finanziaria, Bessembinder ha verificato che il 55% delle azioni americane e il 57% delle azioni scambiate sul mercato azionario globale hanno reso meno dei titoli di stato a breve termine.

Sul mercato USA, 5 sole società hanno creato il 10% di tutta la ricchezza generata dal mercato nel trentennio. Ma il dato più eclatante è che appena il 2,4% delle aziende quotate è responsabile dell’intera ricchezza generata da questo mercato.

Se dagli Stati Uniti passiamo all’intera economia finanziaria globale, il dato è ancora più sbalorditivo, perché questa percentuale scende all’1,4%.

Visto che in mezzo a tutti questi numeri c’è il rischio di perdersi, provo a rendere il tutto ancora più comprensibile.

Se da circa il 2% delle azioni quotate dipende quella capacità di produrre nel tempo rendimenti elevati e superiori a quanto offrono alternative di investimento più sicure, allora significa che non vale la pena investire nel 98% delle aziende scambiate in borsa.

Quel 2% fa la differenza, tutto il resto non solo non la fa, ma addirittura produce più rischio e meno rendimento rispetto a un semplice e rassicurante titolo di stato a breve termine.

Pochissime azioni contribuiscono al rendimento complessivo dell’indice.

Il punto è che non puoi sapere mai quali sono, prima.

È ancora più chiaro, adesso, perché non puoi fare a meno di diversificare?

Per avere la certezza di portarti a casa quel rendimento che è legittimo attendersi dall’investimento azionario, ti tocca prendere tutto il pacchetto, anche se solo una piccola parte di esso ti sarà di aiuto.

Ti tocca avere in portafoglio i titoli perdenti, se vuoi essere certo di avere quelli vincenti.

Non è possibile fare diversamente.

E proprio perché il cervello ti suggerisce che lo è, proprio perché le trappole mentali sono sempre pronte a sgambettarti, hai bisogno di non cadere nelle tentazioni che, purtroppo, sono già state fatali a tanti investitori.

Ho un’ultima, fondamentale cosa da dirti.

Messa così, la diversificazione potrebbe sembrare “solo” una questione psicologica, comportamentale.

E invece no, è anche una questione scientifica, di metodo, di competenze.

Perché per diversificare non basta mettere in portafoglio di tutto un po’.

Non basta spalmare la propria ricchezza un po’ di qua e un po’ di là.

La diversificazione è un processo rigoroso che studia il comportamento reciproco dei diversi investimenti, verifica come questo si evolve e come interagisce nella generazione del rendimento.

Insomma, occorre saperlo fare.

E per questo mi piacerebbe mettere a tua disposizione mezzi e competenze di cui dispongo, affinché la crescita del tuo patrimonio non debba mai dipendere dalla buona o dalla cattiva sorte.

I rendimenti che otterrai in futuro non dipendono dalla fortuna, ma perché abbiano le migliori fortune hai bisogno di essere accompagnato da un consulente esperto e preparato.

Contattami, non vedo l’ora di aiutarti a far lavorare nel migliore dei modi il denaro per cui hai tanto faticato.

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